La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere. OSHO
Il tempo di vivere
L'assassino vive dentro di me: posso percepire il suo fiato, i suoi pensieri, il suo odore.
Talvolta si assopisce nella quiete della sua tranquillità, ma poi i suoi occhi si riaprono all'improvviso e guardano fisso attraverso i miei, pronuncia le mie parole e penetra nella mia mente.
L'assassino vive intorno a noi.
Gli angeli vivono dentro di me: posso percepirli sorridere.... posso vedere la loro luce.
Loro accarezzano e placano la tempesta nella mia mente e, attraverso il loro amore, posso guarire le ferite che mi sono procurato.
Loro mi sorvegliano in modo che non cada, so che un braccio mi agguanterà quando, tentando di volare, cadrò, poiché gli angeli vivono intorno a noi.
Come posso essere libero?
Sono realmente io?
Sono qualcun'altro?
Avvicinandosi furtivamente al mio intimo le ombre furtive della malinconia e il Capo della Morte buttano le maschere del loro travestimento nell'angolo della mia stanza ed io rischio di essere condannato.... Ridendo, nel mio cortile di gioco, i monelli della mia gioventù esaminano la serietà di oggi, cercano l'uomo Vecchio sulle tegole spioventi e scivolose del tetto: mi giudicano onesto....
Anch'io vivo dentro di me e molto spesso non so chi sono:
So di non essere un eroe.... spero solo di non essere dannato.
Sono solo un uomo, e assassini, angeli, dittatori, dotti e sapienti, rifugiati di guerra e guerriglieri di pace, eroi e vigliacchi, finchè l'Uomo vive....
...lasciatelo vivere quest'uomo...

Photo by Ultimo
No time to live
(Winwood/Capaldi 1968)
As time begins to burn itself upon me
And the days are growing very short
People try their hardest to reject me
But in a way, their conscience won't be caught
Something's happening to me day by day
My pebble on the beach is getting washed away
I've given everything that was mine to give
And now I'll turn around and find that there's no time to live
So often I have seen that big wheel of fortune
Spinning for the man who holds the ace
There's many who would change their places for him
But none of them have ever seen his lonely face
E' appena ...
...uscito in libreria un libro a cui un mio caro amico ha dedicato il suo tempo e, soprattutto, il suo cuore negli ultimi anni. E' il suo primo libro pubblicato e spero non resti tale visto la sua capacità narrativa e il suo coinvolgimento emotivo nello scrivere.
Auguro a Rino (Maurilio) la miglior fortuna di pubblico per il suo Tito.
Colloco questo post nella categoria degli "ultimi" in quanto i protagonisti del libro e anche Rino ne fanno parte a tutti gli effetti, "ultimi" a cui tutti forse dobbiamo ancora dire grazie compiutamente per la loro scelta di 65 anni fa, scelta da cui discende per noi il fatto di vivere oggi un pò più liberi.

Da un libro letto d’un fiato, il narratore trae lo slancio
per iniziare una ricerca e una comparazione parallele fra
l’opera di “Giovanni Federico Biamonti” – in cui si staglia
la figura di un “partigiano azzurro” – e le gesta di
“Tito” alias Italo Zanotti, partigiano garibaldino, conosciuto
dall’autore in età adolescenziale.
L’io narrante ricopre la funzione di collante e commento
delle due vicende. Il suo punto di vista si aggiunge
come storia a sé stante così, da due, le storie diventano
tre e l’alternarsi dei tre piani di scrittura diviene una
sorta di partitura che fa pensare a tre strumenti musicali
che dialogano senza creare fratture. Le storie
parallele si trasformano alla fine in “sinfonia”.
Le biografie di “Tito” e di “G.F. Biamonti” – uno pseudonimo
dietro cui si cela l’identità di uno scrittore che
ha lasciato un’impronta indiscutibile nel novecento letterario
italiano – svelano parecchi elementi in comune,
fatte le doverose distinzioni. I punti di contatto fra loro
– spesso identici, a volte capovolti – balzano in evidenza
a mano a mano che si intrecciano le loro storie.
Una vita trafficata per l’uno, laboriosa ma non conformista
per l’altro. Non coronata da successi, per il
primo. Tardivi, in larghissima misura, per il secondo.
È sindrome dal nome ignoto quella per cui, in punto di
morte, scorrano davanti agli occhi del moribondo – in
un battibaleno – i punti salienti di tutta la vita. A “G.F.
Biamonti” capita all’opposto, dal letto d’ospedale, di
immaginare la vita futura se scampasse alla malattia:
incontri e conoscenze, scritture di nuovi libri, amicizie
e avversioni, collaborazioni musicali e stesure di testi
per autori di rilievo, cimenti giornalistici.
È sindrome a rovescio, la sua: un sogno inverso.
Nel caso del “partigiano Tito”, il sogno inverso equivale
al compimento postumo di quanto da lui sognato,
tanti anni prima: pubblicare, dopo averlo scritto con
fatica, il libro dell’esperienza partigiana, stella polare
della sua esistenza a perdere. La sua vita viene ricomposta,
con minuziose ricerche, nei lineamenti essenziali.
“Tito” era un uomo normale, educato secondo le regole
austere della civiltà contadina. Uomo onesto che si è
dovuto barcamenare tra i discutibili vincoli di una società
che troppe volte sembra premiare impudenza e spregiudicatezza.
Uomo coraggioso, non un super-eroe.
Uomo capace d’amicizia e, pur nella penuria, generoso.
Si deve parlare, perciò, di una “biografia ritrovata” nel
cui mosaico permangono giocoforza zone incompiute,
nondimeno le tessere rinvenute riescono a rispettarne
la genuinità. Convinto assertore di quanto scriveva
Walter Benjamin, l’autore si immedesima nel dettame
secondo cui «un evento vissuto è finito, o perlomeno è
chiuso nella sola sfera dell’esperienza vissuta, mentre
un evento ricordato è senza limiti».
(Risvolto di prima)
A proposito di vivere oggi un pò più liberi, riporto il link ad un articolo che parla di elezioni, brogli ed altro...
http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=6716&mode=thread&order=0&thold=0
Come dice Vasco: "senza parole"
Una casa
C'è una casa senza porta, io ci vivo dentro; la notte si gela e i giorni sono duri da sopportare quì dentro.
C'è una casa senza tetto, la pioggia mi cade sulla testa, mentre cerco di ponderare il tempo e il senso.
Io non ti conosco, tu dici di conoscermi, può darsi che sia vero, ma sono tante le cose di cui non sono più sicuro....
Tu mi chiami per nome, ma la tua voce suona irreale.
Dimentico come mi sento, il mio corpo rifiuta la cura del nulla.
C'è una casa senza campanello, ma tanto nessuno ha mai suonato: non sento rumori da fuori, non so se qualcuno sia vivo là fuori.
C'è una casa senza rumori; sì, c'è molta calma qui....non hanno molto senso le parole se non c'è nessuno con cui passare il tempo.
Ho imparato i miei versi, li conosco a memoria sono pronto a raccontare a chiunque avrà il coraggio di entrare nel mio ordine di idee che la notte è gelida, anche se c'è quella piccola figura scura che corre....
C'è una casa senza porta ed io vivo lì; un giorno, tutto si trasformò in un muro.... , a tutt'oggi non ne capisco il perchè ma non ne sono preoccupato.
C'è una casa senza luce, tutte le finestre sono sigillate: sovraccaricate e forzate, niente è certo se non il tempo che passa....
Io non ti conosco, dici di conoscermi, può essere vero, ma sono molte le cose di cui non sono più sicuro ormai....
Mi chiami per nome, ma la tua voce suona sempre più irreale.
Dimentico chi sono e come mi sento, il mio corpo rifiuta la cura ....
Qualcuno ne sa qualcosa...?
Ultimo
Da uno spunto di una poesia di Peter Hammil
Una foglia.
Oggi ho raccolto una foglia portata dal vento.
L'ho guardata e accarezzata a lungo mentre mi parlava di storie antiche del grande albero della vita.
Ho appoggiato la testa sul tavolo chiudendo gli occhi lasciandomi trasportare dai ricordi di quando gli uomini ascoltavano il suono degli alberi e osservavano il volo dei gabbiani.
Quando ho riaperto gli occhi la foglia era volata via a raccontare altre storie ad altri uomini che sanno ascoltare.
Ho aperto una birra e mi sono acceso una Benson Blu sorridendo...

Photo by Ultimo
Afterwards by Van Der Graaf Generator
Afterwards
(Peter Hammill 1968)
You stare out in yellow eyes larger than my mind;
in viscous pools of joy, relaxing, we glide...
it's all too beautiful
for my mind to bear.
and, as we shimmer into sleep, something's unshared.
But, seeing the flower that was there yesterday,
a tear forms just behind the soft peace of your shades...
The world's too lonely
for a message to slip
but between the dying rails of peace
you trip.
The petals that were blooming are just paper in your hand;
your eyes, which were clear in the night, are opaque as you stand...
It was too beautiful
for it to last...
These visions shimmer and fade out of
the glass.