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La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere. OSHO

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Utente: aragnof
Nome: Francesco Ultimo
Un errante alla ricerca della strada maestra

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Il mio sito

Frail of heart renounce all fear.
Locked away inside all these years.
Remain in light, renounce all fears.
For you have been mesmerized.
Break this spell of silence.

Dead Can Dance

Il libro di un amico, Rino.

Your eyes forever

White Rabbit

One pill makes you larger
And one pill makes you small,
And the ones that mother gives you
Don't do anything at all.
Go ask Alice
When she's ten feet tall.
And if you go chasing rabbits
And you know you're going to fall,
Tell 'em a hookah smoking caterpillar
Has given you the call.
Call Alice
When she was just small.
When the men on the chessboard
Get up and tell you where to go
And you've just had some kind of mushroom
And your mind is moving low.
Go ask Alice
I think she'll know.
When logic and proportion
Have fallen sloppy dead,
And the White Knight is talking backwards
And the Red Queen's "off with her head!"
Remember what the dormouse said:
"Feed your head. Feed your head. Feed your head"

Grace Slick 1968
 

Il sito di un grande autore italiano

lunedì, 30 ottobre 2006

Stramilano...

La stufa stava consumando gli ultimi pezzi di carbone che suo padre aveva caricato prima di andare a dormire. Si andava a letto presto lì, d’estate il sole era ancora alto quando le persiane venivano serrate e i profumi i suoni e i colori restavano sempre irraggiungibili, al di là del legno dal profumo acre, delle persiane.
Lui aveva imparato ad andare a letto presto e svegliarsi all’alba dal suo lavoro, macchinista ferroviere in giro per l’Italia, sempre sporto dai finestrini di locomotive che portavano il simbolo cui non si era mai voluto piegare. Non accettava deroghe, del resto nel corso della sua vita non aveva mai accettato compromessi, e questo lo aveva portato prima al confino in un paese di cui non ricordava nemmeno il nome, poi al licenziamento. Nascosta sotto le lenzuola nel vecchio cassettone la vecchia tessera del 27, consumata a furia di portarla di nascosto nel portafoglio di finta pelle.
Lei, mentre si lavava da un catino, badò a non fare il minimo rumore per non svegliare nessuno. La sorella dormiva ancora, era cagionevole di salute e la gravidanza la stava provando più di quanto riuscisse a sopportare. Il fratello disperso in uno dei tanti campi della morte, su in Germania o in Polonia o, forse in Ungheria.
Doveva passare dal punto prestabilito li, vicino al ponte della Ghisolfa, per prendere il materiale da nascondere nella sua ampia borsa e poi pedalare via veloce nell’alba di quel gennaio che puzzava di nebbia mista a odio e carbone.
La lunga sciarpa di lana al collo e il paletò nero, troppo corto ormai per nascondere gambe allenate al pedale ma anche bianco e giovane richiamo per gli occhi esperti degli uomini in nero.
Il primo tram numero 14 stava finendo la sua corsa lì davanti al cimitero maggiore, quello che i milanesi avevano chiamato Musocco e, imboccando la strada laterale sentì in lontananza la prima sirena degli allarmi che ormai tutti i giorni, più volte al giorno, scandivano la differenza di tempo tra la vita e la morte. L’ultima volta si era salvata buttandosi nel fosso in fianco alla Gallaratese insieme alla bicicletta un attimo prima che un caccia Spitfire lasciasse la sua traccia di buchi paralleli nell’asfalto in un frastuono lancinante condito da un profumo di morte.
Questa volta l’eco degli allarmi arrivavano da nord, da Sesto San Giovanni, ad essere colpite questa mattina sarebbero state la Breda o la Falk, verso mezzogiorno poi sarebbero passati sull’Alfa Romeo per finire poi, a caso, su Gorla, la Bovisa o giù, a sud, verso il campo d’aviazione di Taliedo. La contraerea, stanca, cercava di legittimare la sua presenza in un assurdo gioco delle parti che non aveva quasi mai portato ad abbattere un aereo nemico, nemmeno per vedere com’era fatto.
Svoltando sulla Gallaratese si accorse che i lampioni erano ormai spenti e il colore dell’asfalto si mischiava con la nebbia ed il grigio di quella vita. Ancora due chilometri e sarebbe arrivata in fabbrica, molto prima degli operai, lei che era impiegata e che preparava le paghe settimanali per tutti, lei che garantiva i quattro soldi e le tessere annonarie necessarie alla sopravvivenza per un’altra settimana per chi, tra i forni e le colate di acciaio, si spezzava la schiena a cercare di sopravvivere per poter coltivare una speranza in un futuro qualsiasi.
Una trentina di metri prima della via in cui doveva svoltare c’era il dazio, una costruzione di ferro e cemento a sancire le porte di Milano, costruzione ormai ridicola nel momento in cui i confini delle nazioni e delle vite erano messi drammaticamente in discussione ora per ora, minuto per minuto. Avevano cominciato i soldati del nord abbattendo la sbarra ai confini con la Cecoslovacchia, poi con la Polonia e non avevano più smesso, ora erano inseguiti dai soldati dell’est che, con la stessa cura, abbattevano tutto ciò che trovavano sulla strada dei loro carri armati costruiti oltre montagne dal nome strano: Urali.
All’improvviso, da dietro le mura del dazio, si materializzarono delle ombre scure e un fascio di luce illuminò il tratto di strada che la separava dalla brusca svolta a destra. Il sangue si gelò all’improvviso nelle sue vene e una paura terribile ed atavica deflagrò dentro il suo stomaco; un posto di blocco proprio li, quasi alle porte della fabbrica che l’avrebbe accolta e protetta come tutti i giorni.
“Alt, ferma, scendi dalla bicicletta!”
Se l’avessero fermata sarebbe stata la fine.
Fu un attimo, dalla parte più recondita del suo cervello uscì l’impulso di cantare.
Cantare a squarciagola “Stramilano” vecchio successo di Milly.
“Ferma ti ho detto, ferma o sparo !...”
“Stramilano, esse-ti-ra-mi-la-no….” Una gamba sul pedale ed una giù, un sorriso lievemente ironico che avrebbe potuto sembrare irriverente o solamente incosciente.
“Ferma maledizione…”
Una raffica improvvisa squarciò il colore di quel nero silenzio, una raffica e poi un’altra e un’altra ancora.
Lei continuava a cantare, mentre svoltava veloce, una gamba su ed una giù dalla bici e la borsa pesante che le sbatteva sul petto. Non riusciva a capire se era viva o se era già morta, non riusciva a capire tutte quelle raffiche e, ora, quegli scoppi di bombe a mano: tutti per lei?
Quando arrivò sul portone della fabbrica due uomini armati le andarono incontro “Presto Stramilano, entra”, “una squadra dei SAP ha assalito la pattuglia della Muti” “Tra un po’ qui arriveranno in tanti” “E’ meglio che ci dai la borsa e nascondi la bicicletta.”
Da allora, per tutti, fu Stramilano, tranne per Francesca, sua madre, ma le madri si sa, a volte, non sanno tutto dei loro figli…


Il Postino, L Bachalov

Il giorno fatale in cui la mia bara avanzerà,
non pensate che il mio cuore sia in questo mondo.
Non gemete, non piangete in angoscia,
non cadete nella fossa che i demoni hanno scavato.
Sarebbe così triste.
Quando assisterete al mio funerale
non dite che me ne sono andato:
sarà la mia riunificazione.
Quando mi calerete nella fossa, non dite "addio".
La tomba è un velo prima dell'incontro in paradiso.
Quando vedrete calare,
pensate al sorgere.
Che male c'è se luna e sole tramontano?
Ciò che sembra tramonto è un'alba.
Pure se appare una prigione,
la cripta libera l'anima.
Se il seme non è sepolto non cresce.
Perché dubitare di questo seme umano?
Se il secchio non scende, non tornerà su pieno.
Perché il Giuseppe dello spirito deve temere la cisterna?
Chiudi la bocca qui e aprila nell'oltre,
e il tuo canto sarà nell'aria senza luogo.

Jalal al-Din Rumi 


postato da: aragnof alle ore 21:25 | link | commenti (4)
categorie: favole
mercoledì, 25 ottobre 2006

..."Cosa fai Ultimo, piangi ?"

"sono un uomo del deserto" dissi nascondendo il viso.
"Ma prima di tutto sono un uomo"...

dedicato a Giulia Compiani, medaglia delle Brigate Garibaldi, di cui sono fiero di essere stato figlio e che ora sorride a suo nipote.



Sally


postato da: aragnof alle ore 16:18 | link | commenti (8)
categorie: sensazioni
lunedì, 23 ottobre 2006

Un giorno d'ottobre

Sguardo spento che guarda lontano, al di la della finestra, al di la dei monti, al di la del suo tempo che si sta per esaurire.
Parole confuse che mi raccontano la notte scorsa in cui guardava da fuori la finestra se stessa che dormiva nel suo ormai immenso letto.
Gocce d'acqua che a malapena scendono dal bicchiere e ad ogni goccia scatenano attacchi di tosse.
Chissà quali sono i ricordi e i pensieri che vivono nelle sue lunghe e solitarie giornate.
Dicono che da vecchi ci si ricorda tutto di quando si era bambini e adolescenti, ma la tua infanzia ed adolescenza è stata intrisa di sofferenze, paure e divise che impartivano ordini stentorei in un'altra lingua, una lingua del nord. E allora spero che questi ricordi ti siano risparmiati, spero che passino solo quelli in cui vivevi una scelta di lotta ed emancipazione e non di morti con appesi al collo cartelli con scritto "Banditen".
Riposa ora mamma e al tuo risveglio forse un uccello si poserà proprio li, fuori dalla tua finestra, ad indicarti le vette dei monti e, forse, la pace.
Per te una canzone....

Eurialo e Niso

La notte era chiara, la Luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume.
E scesero dal monte lo zaino sulle spalle,
Dovevano far saltare il ponte a Serravalle.

Eurialo era un fornaio e Niso uno studente,
Scapparono in montagna all'otto di Settembre
I boschi già dormivano, ma un gufo li avvisava
C'era un posto di blocco in fondo a quella strada.

Eurialo disse a Niso asciugandosi la fronte
"Ci sono due tedeschi di guardia sopra al ponte."
La neve era caduta e il freddo la induriva
ma avevan scarpe di feltro, e nessuno li sentiva.

Le sentinelle erano incantate dalla Luna,
Fu facile sorprenderle tagliandogli la fortuna,
Una di loro aveva una spilla sul mantello,
Eurialo la raccolse e se la mise sul cappello.

La spilla era d'argento, un'aquila imperiale
Splendeva nella notte più di un aurora boreale.
Fu così che lo videro i cani e gli aguzzini
Che volevan vendicare i camerati uccisi.

Eurialo fu bloccato in mezzo a una pianura,
Niso stava nascosto coperto di paura
Eurialo lo circondarono coprendolo di sputo,
A lungo ci giocarono come fa il gatto col topo.

Ma quando vide l'amico legato intorno a un ramo,
Trafitto dai coltelli come un San Sebastiano
Niso dovette uscire, troppo era il furore
Quattro ne fece fuori prima di cadere.

E cadde sulla neve ai piedi dell'amico,
E cadde anche la Luna nel bosco insanguinato,
Due alberi fiorirono vicino al cimitero,
I fiori erano rossi, sbocciavano d'inverno.

La notte era chiara, la Luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume.

M.Bubbola, interpretata anche dai Gang


Photo by Ultimo

 
Refugees by Van Der Graaf Generator


postato da: aragnof alle ore 18:04 | link | commenti (6)
categorie: sensazioni
lunedì, 16 ottobre 2006

Someone in the way...

Qualcuno giù nella strada sta camminando.
Qualcuno giù nella strada sta respirando.
Qualcuno giù nella strada sta sputando nella sua lingua.
Qualcuno giù nella strada sta soffrendo.
Qualcuno giù nella strada sta guardando verso di me.
Qualcuno giù nella strada sta ghignando.
Qualcuno giù nella strada sta morendo dentro.
Qualcuno giù nella strada sta seduto dalla parte sbagliata.
Qualcuno giù nella strada sta scappando da casa.
Altri lo stanno guardando.
Altri gli si avvicinano.
Altri scompaiono.
Continua a sorridere digrignando i denti.
Puzza.
Ha tasche profonde e luride, dentro migliaia di anni a marcire.
Raccoglie un foglio, lo strappa.
Qualcuno giù nella strada sta sprofondando.
Qualcuno giù nella strada sta prendendo a calci un cassonetto.
Qualcuno giù nella strada sta dando fuoco alla spazzatura.
Un'auto blu passa, lo illumina, non lo vede.
I lampeggianti blu gelano il selciato.
Qualcuno giù nella strada sta entrando dentro di noi.
Qualcuno giù nella strada sta urlando con la gola recisa.
Qualcuno giù nella strada...
Qualcuno giù nella strada, che cazzo vuole da me.
Qualcuno giù nella strada sta pulendo un coltello.
L'uomo alla finestra alza il telefono e compone un numero, una musica assordante gli spezza i timpani.
"Siamo arrivati, siamo qui, nascondetevi dietro le vostre porte e, quando suoneremo, non apriteci"
"Siamo i vostri incubi..."
L'uomo alla finestra getta la bottiglia vuota in strada e qualcuno giù nella strada ride ad alta voce.
L'autobus questa notte non passa, questa notte la città brucia in preda ai nostri incubi.
L'uomo alla finestra guarda lo specchio dinanzi a se...
E' quasi l'alba...
Anche per stanotte, forse, è salvo...


Photo By Ultimo


"Something in The Way"
By Nirvana

Something in the way

Underneath the bridge
The tarp has sprung a leak
And the animals I've trapped
Have all become my pets
And I'm living off of grass
And the drippings from the ceiling
But it's ok to eat fish
Cause they haven't any feelings

Something in the way

 


postato da: aragnof alle ore 18:40 | link | commenti (8)
categorie: incubi