La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere. OSHO
E' un grande giorno oggi, devo ricordarmi di mettere la maglia pulita, quella blu.
Mi vedo nello specchio mentre lento, il rasoio strappa la residua barba, dovrei cambiare il rasoio più spesso.
Ascolto affascinato il suo rumore sulla mia pelle nel lento filo di fumo della sigaretta accesa sul bordo dello specchio.
Osservo le piccole vene rosse, sprofondate nei miei occhi ancora gonfi, mentre i territori ancora bianchi di schiuma si restringono inesorabilmente, così come il tempo che divora il presente.
Le gocce d'acqua che cadono dal rubinetto rimbalzano e rimbombano come l'attacco di Listening Wind dei Talking Heads, lasciano aloni arancioni nel bianco spettrale del lavandino. Lasciano tracce nel mio stomaco. Lasciano buchi nella mia gola.
Odore del marcio di questa città non ancora plastificata ma già in putrefazione, odore che entra dagli interstizi tra vetri e consunti infissi, odore che nemmeno il caffè riesce a cancellare, odore che ti riporta a quando i treni entravano nel salotto bello, tra la poltrona del nonno e l’asse su cui lei costruiva sapientemente l’ultimo raviolo.
Laggiù, a tre isolati, il solito sibilo, la solita vampa, i muri riprendono a tremare, la tregua è finita.
Dall’ iPod Steve Winwood canta “As time begins to burn itself upon me”, riconosco al volo i colpi, questi sono rpg, gli stessi che hanno martellato la via di fronte tutta notte, e questi sono i nostri mortai che rispondono ciclicamente e stancamente in una sinfonia di suoni e colori della grande orchestra.
Sul palco Lei dirige seria, non ammette sbagli Lei...
“And now I'll turn around and find that there's no time to live” continua Winwood, non lo ascolto, sono stufo, sono tre anni che spariamo, sono tre anni che il fronte si sposta di pochi metri al di quà o al di là di una piazza, sono tre anni che trasciniamo per i piedi ciò che resta di compagni e nemici. Ma oggi è il grande giorno, lentamente infilo il proiettile rinforzato, mi tolgo dai denti un ultimo avanzo, lo osservo lentamente, lo tengo già sottotiro, sono tre giorni che lo vedo muoversi dietro le tapparelle mezze sfondate, sono tre giorni che aspetto il momento.
Sono anni che lo cercano, sono anni che si nasconde e che sfugge ed ora è lì, lo vedo, lo sento, percepisco il suo respiro, il suo odore, il colore dei suoi occhi che hanno visto tutto.
E’ il 19 settembre del 2014 qui a Milano, una folata di vento caldo e tutto si compie. Premo il grilletto e vedo la sua testa sbattere e rimbalzare contro la parete. Lo sapevo che era un grande giorno oggi. Sorrido mentre in lontananza sento un grande rombo, come se la terra si aprisse...
Lei, sul suo palco ha dettato le note d’apertura del terzo atto del “Crepuscolo degli dei”, sogghigna ora, sogghigna vedendo la grande pira prendere fuoco, sogghigna osservando la grande purificazione, ride mentre l’inferno in terra si specchia in cielo, ride mentre il Valhalla brucia, ride mentre anche Lei brucia.

Photo by Ultimo.
No Time To Live, by Traffic & Brian Auger
As time begins to burn itself upon me
And the days are growing very short
People try their hardest to reject me
But in a way, their conscience won't be caught
Something's happening to me day by day
My pebble on the beach is getting washed away
I've given everything that was mine to give
And now I'll turn around and find that there's no time to live
So often I have seen that big wheel of fortune
Spinning for the man who holds the ace
There's many who would change their places for him
But none of them have ever seen his lonely face
Listening Wind, By Talking Heads
Splash
di Charles Bukowski
l'illusione è che tu semplicemente
stia leggendo questa poesia.
la realtà è che questa è
più di una
poesia.
questo è il coltello di un accattone.
è un tulipano.
è un soldato che marcia
attraverso Madrid.
questo sei tu sul tuo
letto di morte.
questo è Li Po che ride
sottoterra.
no, non è una dannata
poesia.
è un cavallo che dorme.
una farfalla dentro
il tuo cervello.
questo è il circo
del diavolo.
e non la stai leggendo
su una pagina.
è la pagina che legge
te.
la senti?
è come un cobra.
è un'aquila affamata
che sorvola la stanza.
questa non è una poesia.
la poesia è barbosa,
ti fa venire
sonno.
queste parole ti incitano
a una nuova
follia.
ti ha toccato la grazia,
sei stato spinto
dentro una
abbacinante regione di
luce.
adesso l'elefante
sogna insieme
a te.
la volta dello spazio
curva e ride.
adesso puoi morire.
tu puoi morire adesso come
si doveva morire da uomini:
grande,
vittorioso,
con l'orecchio alla musica,
essendo tu la musica,
che romba,
romba,
romba.
da Betting on the Muse - Poems and Stories -
Tradotto in LE RAGAZZE CHE SEGUIVAMO -
Ed. Guanda - Ottobre 1998
Tratto da http://www.miserabili.com cura di Giuseppe genna
"La miglior cosa sarebbe che non ci fosse bisogno di Emergency.."
Gino Strada (da: Che tempo che fa, Rai 3 del 11.05.2008)
Sono stato nominato da OndaDelMare 2007 e da Amorecontro per raccontare le sei cose che amo di più.
Le ringrazio ovviamente per la fiducia, non so se ben riposta, che mi hanno dimostrato...
Il compito è molto impegnativo o relativamente semplice, dipende dall'angolatura da cui ci si guarda, è sempre un problema di inquadratura...
Di sotto la mia angolatura, o per lo meno quella di oggi.
1) Ascoltare il rumore del vento là, dietro a quell'auto fotografata da Berengo Gardin davanti al mare dell'Inghilterra nel 1977, lì sulla parete di casa mia.

Foto By Gianni Berengo Gardin, Inghilterra 1977
2) Osservare a lungo la schiuma di una Guinness, così chiara, così perfetta, che non diminuisce mai.
Osservare il rumore delle gocce all'esterno del bicchiere che ricordano la pioggia dell'Irlanda.

Photo By Ultimo
3) Rivedermi per la 99a volta "Giù la testa" di Sergio Leone recitando tutte le battute a memoria.
"Scion scion",... lunghi impermeabili marroni alzati dal vento, ... altri impermeabili azzurri, baffi biondi e occhi che si intravedono dietro RayBan blu...

Photo By Ultimo
4) Sdraiarmi sul portavaligie nello scompartimento di un vagone di seconda classe e dormire, dormire nonostante tutto fino a Roma Ostiense, e poi scendere e vedere la piazza grigia nell'alba già piena di gente. Sistemare il giubbotto e accendere una MS.

Photo By Ultimo
5) Annusare l'umido misto a schiuma da bagno e shampoo, tra le urla, le risate d'argento e i primi toni bassi, dentro improbabili scatole di legno gelide ed arroventate in balia delle stagioni, ai margini di uno dei tanti campi di calcio delle periferie così vive e così devastate.
Per terra un mucchio di maglie di cui a fatica si riconosce il colore tra fango e sudore. Sono rosse o forse giallo blu non importa fossero anche bianco azzurre. Quell'intensità e complicità nel silenzio prima e nel suono generale e indistinto dopo. "Omar in porta", "Luca Daniele e Alessandro difensori", "Max a destra, Gabriele a sinistra", "Carlo e Nicolò in mezzo ma mi raccomando corti capito", "Laccio dietro le punte e Fabio e Matteo davanti......" , "e, occhio che vi cambio....."

Photo By Ultimo
6) Guidare nel nero petrolio della notte di Milano tra gli ultimi residui umani in cannottiera seduti al chiosco delle angurie, sorpassare l'auto con i lampeggianti azzurri, costeggiare i nuovi fortini che furono le case dei nostri nonni e osservare le ultime luci che filtrano dalle persiane, nella puzza del catrame appena posato e di mille decomposizioni metropolitane.
Guidare senza una meta, l'ultima sigaretta accesa e la musica che cresce cresce fino ad esplodere nell'assolo orgasmico prima della pacificazione... la musica, quella qui sotto.
Pat Metheny, The Truth Will Always Be (1992)

Photo by Ultimo
E se...
non ce ne fossimo nemmeno accorti ?
Se fossimo già da un'altra parte ?
Se la distanza tra le tre dimensioni non esistesse ?
Devo ricordarmi di chiederlo al mio cammello o prima o poi...

Urban Landscape (Photo By Ultimo)
If
by Pink Floyd (From Atom Heart Mother) 1970
Se fossi un cigno me ne sarei già andato
Se fossi un treno sarei in ritardo
E se fossi un buon uomo
Parlerei più spesso con te
Se dormissi potrei sognare
Se avessi paura potrei nascondermi
Se dovessi impazzire
Ti prego, non mettermi quei fili nel cervello
Se fossi la luna sarei freddo
Se fossi un capo vi sottometterei
Se fossi un buon uomo
Capirei gli spazi tra gli amici
Se fossi solo vorrei piangere
Se fossi con te starei a casa e asciutto
E se dovessi impazzire
Mi faresti ancora entrare nel gioco
Se fossi un cigno me ne sarei già andato
Se fossi un treno sarei in ritardo
E se fossi un buon uomo
Parlerei più spesso con te
Confusione di pensieri in libertà...
Noi abbiamo l'allegria delle nostre allegrie.
E abbiamo anche l'allegria dei nostri dolori
perchè non ci interessa la vita indolore
che la civiltà del consumo vende nei supermercati.
E siamo orgogliosi del prezzo di tanto dolore
che per tanto dolore paghiamo.
Noi abbiamo l'allegria dei nostri errori
che mostrano la passione
di seguire il cammino.
E abbiamo l'allegria delle nostre disfatte.
perchè lottare per la giustizia e la bellezza
vale la pena anche quando si perde.
E soprattutto abbiamo
l'allegria delle nostre speranze.
In tempi di disillusione
quando la disillusione si è trasformata
in articolo universale di consumo di massa.
noi continuamo
credendo nei poteri luminosi
dell'abbraccio umano.
Anonimo
tratto da un manifesto del 16 marzo 2007 in ricordo di Dax Fausto e iaio
Fonte: http://lombardia.indymedia.org/?q=node/4362

Photo By Ultimo. 18 marzo 2008, Via Mancinelli, Milano

Photo by Ultimo
Il vento dell'Est By Gian Pieretti che mi aiutava a volare.
18 marzo 1978
18 marzo 2008

Torneremo a volare, gioiosi e inafferrabili,
andremo sulle giostre, per le strade
ribelli, negli orgasmi di tutti.
Da un murales di Via Mancinelli, Milano
L’AEROPLANO
Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio.
Cosa resta di noi: un rottame di Volkswagen.
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà.
La verità se ne sta sulle stelle più lontane.
Ci rimane una città. Un lavoro sempre uguale. Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile.
Cosa rimane di noi.
Ragazzini e ragazzine. La domenica dentro le chiese ad ascoltare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d’oro che noi pregavamo ci portasse via lontano.
Cosa rimane di noi.
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi. E non c’è più limite.
Sfreccia in cielo un aeroplano.
Io ti amo e non ti penso mai. Penso a quello che ci resta.
Vola l’aeroplano. Va lontano. Vola su Baghdad. Noi voliamo invano.
Che cosa resta degli anni passati ad adorarti.
Cosa resta di me, delle bocche che ho baciato in discoteca.
Che cosa ne è della nostra relazione. Stupidi noi che piangiamo disperati.
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa. La nostra esperienza a che cosa servirà.
Sfreccia in cielo un aeroplano.
Io ti amo e non ti penso mai.
Penso a quello che ci resta.
Vola l’aeroplano. Va lontano. Vola su Baghdad. Noi voliamo invano.
dall'album: Amen by Baustelle 2008